Nostalgia di pixelloni

Nell’era delle immagini ad alta risoluzione, delle fotocamere da milioni di pixel e delle televisioni larghe un metro e mezzo, ieri sera mi sono riscoperto quasi commosso di fronte all’ultimo baluardo degli anni ottanta che ancora sopravvive: il televideo. Nemmeno la versione per il digitale terrestre, più accurata graficamente ma lenta e macchinosa, e riuscito a spodestare quel sistema che da vent’anni rappresenta per molti italiani l’unica lettura giornaliera. Certo però che la grafica è veramente da archeologia: l’immagine che mi ha colpito infatti avrebbe dovuto rappresentare una ragazza (purtroppo i televideo delle emittenti locali sono infarciti di pubblicità di telefoni erotici, fatucchiere e taroccanti). E che ragazza! Quadro cubi inclinati a disegnare le labbra, con un livello di dettaglio che in confronto un mosaico bizantino è un full HD, un unico colore per il viso, rosa, con meno sfumature di un punto croce. Però il televideo sopravvive consapevole, e forse un po’ orgoglioso, dei suoi limiti che non ne precludono il successo.

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