3d: la fine del cinema?

Ho visto il mio primo film in 3d sette anni fa, a Berlino, si trattava di quella tecnologia Imax che richiedeva proiettori speciali e schermi alti trenta metri.
Nonostante il mal di testa riprovai l’esperienza alcuni anni più tardi a Barcellona. Adesso che il cinema 3D è una realtà diffusa anche in Italia, però, mi vengono dei dubbi. Si perché il cinema in 3d è un’esperienza divertente, ma stravolge il senso del racconto filmico. Pensateci un attimo: nel 3d tutto diventa una lunga (noiosa?) soggettiva. Lo sguardo della macchina da presa si identifica con quello dello spettatore, le lenti sono sempre le stesse. Che succede allora al grandangolo, al piano sequenza, al campo lungo, al primo piano?
Chi dice oggi che il cinema 3d sostituirà il cinema ha più o meno le stesse probabilità di prendere una cantonata di chi disse a suo tempo che la televisione avrebbe soppiantato la radio. Quello che potrà accadere, semmai, è che nasceranno una serie di prodotti pensati per il 3d, videogiochi soprattutto ma anche lungometraggi (in cui inevitabilmente ad un certo punto qualcosa, una freccia, un bastone o una mazza finiscono contro lo spettatore, sennò che gusto c’è?), probabilmente film fracassoni e adrenalici (la sola idea che qualcuno possa pensarci per il porno mi fa un po’ ridere, ma prima o poi ci penseranno). I film “film”, invece, rimarranno come sono. Con la macchina da presa messa dove lo richiede la storia, senza occhialini e senza mal di testa.

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