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Un autore nella cultura: Fabrizio Carollo intervista Carmine Caputo

intervista_FabrizioLa rubrica “Un autore nella cultura” a cura di Fabrizio Carollo chiacchiera con uno scrittore “galleggiante”, come lui stesso si definisce, per distinguersi dagli emergenti.
Nel romanzo “Chiamami legione” (Sesat Edizioni), Carmine Caputo non ha soltanto mescolato sapientemente generi diversi in una storia che racchiude azione, poliziesco, fantasy ed ironia ma ha anche spezzato la barriera del luogo comune per cui un libro grosso è noioso e difficile.
Nel suo libro (non il primo, perché Carmine ha all’attivo diverse pubblicazioni) l’autore utilizza un linguaggio che scorre bene ed interessa fin dalle prime pagine, catturando l’attenzione del lettore sulle vicende delle due protagoniste (eroine) al femminile letteralmente diverse l’una dall’altra.
Una conversazione piacevole per un tipo di narrativa che dovrebbe essere certamente riscoperta, in compagnia di un autore ed un amico che ha reso speciale questo secondo appuntamento dell’ottava edizione di UANC.

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Bisogna saper perdere, professore

Chi vive fuori da Bologna non sarà stato più di tanto coinvolto o informato, ma domenica un referendum comunale ha interrogato la cittadinanza sulla destinazione di fondi (circa un milione e duecentomila euro) che ogni anno il Comune destina alle scuole materne paritarie. Si chiedeva se continuare a concederli a questi istituti privati, o se destinarli alla scuola pubblica. Al referendum ha partecipato il 28,71% degli aventi diritto, con la vittoria dello schieramento A che chiedeva di spostare questi fondi per la scuola pubblica che ha raggiunto il 59% contro il 41% delle risposte per il B.

Il referendum è consultivo, cioè dà alla giunta un’indicaziscuola_pubblicaone su come operare, anche se quest’ultima non è obbligata. Certo nessun sindaco si sognerebbe di ignorare il voto di circa il 17% degli elettori (specie se appartengono, come in questo caso, tutti al suo schieramento), ma Merola ha già dimostrato in passato di essere capace di stupire tutti quando si tratta di farsi del male; ma non è questo il tema di questo mio intervento.

Il tema è un altro: il referendum non ha un quorum. Infatti, nessuno, nel campo del settore B, ha mai chiesto di disertare le urne: al contrario, le parrocchie che dispongono di scuole paritarie hanno dedicato veri e propri comizi direttamente dall’altare (ad alcuni dei quali ho dovuto assistere mio malgrado), invitando a votare in massa per B, per non parlare di volantinaggi in piena volazione di silenzio elettorale. Non dimentichiamo che si schieravano per il voto B il PD, il PDL, i centristi (cambiano sempre nome, uddicì, fli, monti, insomma quelli lì), i sindacati confederati, la CEI. Praticamente tutti, con eccezione di Sel e M5S. E non dimentichiamo neanche che i seggi sono stati allestiti a volte in baite in mezzo ai boschi o centri sportivi dispersi nella tundra padana. Nonostante ciò, nonostante una campagna di tutte le televisioni locali e tutti i giornali (da quelli che hanno dedicato numeri monografici al vota B come il Carlino a quelli che si sono limitati a storcere il muso di fronte alla pochezza intellettuale del fronte dei referendari, come l’Unità), nonostante la chiamata alle armi, il “Tutti a votare”….vince A contro ogni pronostico. E allora?
Allora ecco  che un esimio professore di economia, Zamagni, da sempre schierato sul fronte dei finanziamenti alle scuole private, ci spiega che non abbiamo capito niente. Ha vinto B. Anzi, ha stravinto, tanto è vero che non solo bisogna continuare a finanziare le scuole private, ma bisogna aumentare questi finanziamenti, con il sistema dei voucher. Se non ci credete, se pensate che esageri, leggete qui.
Ora, io avevo un amico che quando la sua squadra perdeva quattro a zero diceva che era stata vittima di episodi sfortunati. Ma non era mai arrivato a dire che perdere quattro a zero è una vittoria, perché bisogna perdere almeno sette, otto a zero per poter parlare di risultato netto. Io non dispongo certo della capacità intellettuale e della cultura di Zamagni, e infatti sono rimasto folgorato dalla sua spiegazione eccellente.
Certo che ha vinto B, ci spiega l’eminente docente, perché quelli che volevano il finanziamento pubblico hanno votato, e sono il 17%, tutti gli altri vuol dire che non lo vogliono, e sono l’83%. O comunque non credono nello strumento del referendum. Straordinario. Un autentico trionfo. Come dire che a Roma un elettore su due, che si è astenuto, non crede nello strumento elettorale, perché è monarchico. O anarchico. A Roma per l’illustre Zamagni ci sarebbero più di un milione di monarchici. Ma non ditelo a Emanuele Filiberto.

Dovrò spiegare a mia figlia questo ragionamento illuminante: se hai bisogno di andare in bagno, è inutile chiederlo alla maestra, è solo uno spreco di risorse (la tua voce). Perché se lo chiedi tu, ma i diciannove compagni di classe rimangono zitti, vuol dire che la tua esigenza è minoritaria. O che i tuoi compagni non credono nella validità delle richieste alla maestra. Solo quando almeno undici, dodici compagni su venti chiederanno alla maestra che tu possa andare in bagno, allora ne avrai davvero diritto.
E voi che leggete questo post tramite Facebook, non cliccate su “mi piace”. Non serve a niente: gli utenti facebook sono oltre un miliario, come spiega l’egregio professor Zamagni ci vorranno almeno cinquecento milioni di “mi piace” perché si possa dire che questo post piace davvero a qualcuno. Altrimenti è solo uno spreco.

Un’ultima cosa voglio dirla all’insigne professor Zamagni. Lei dice che i referendari hanno sprecato mezzo milione di euro. A parte il fatto che i referendari chiesero di votare insieme alle elezioni politiche, e fu il sindaco a opporsi, spostando la consultazione a fine maggio. Ma se vogliamo parlare di costi, le elezioni politiche sono costate quasi 400 milioni di euro, e i referendum abrogativi ne costano più o meno 360 milioni. Tutti sprechi, in effetti. Meglio sarebbe che a decidere foste direttamente voi professori, sai che risparmio, oppure il papa e i vescovi, come ai bei tempi dello Stato Vaticano. Ma c’è qualcuno che è morto per garantirci il diritto di sprecare i nostri soldi così: si chiama democrazia, e vale anche quando si perde.

Grazie Savena Setta Sambro


Mercoledì 10 agosto sono stato premiato con il primo premio per il concorso letterario organizzato per festeggiare i 20 anni della rivista letteraria “Savena Setta Sambro”.

Si è trattato di una bella serata e di un momento per me molto emozionante, perché dopo alcuni secondi e terzi posti è la prima volta che vinco una selezione.

I testi dei sei finalisti sono stati commentati dalla giuria, ne sono stati letti alcuni brani e siamo anche stati intervestati. Il tutto nella bella piazza di Loiano, un paese dell’appennino che l’estate si ravviva con mercatini, musica dal vivo, giochi per bambini. Semmai l’unico rammarico è proprio quello che la serata culturale ha dovuto soffrire la concorrenza di un gruppo che suonava dal vivo nella piazzetta vicina, di un gonfiabile per bambini, di tante bancarelle con prodotti tipici.

Anche mia figlia non capiva perché doveva starsene ferma ad ascoltare gente che parlava in una piazzetta silenziosa quando di là c’erano luci e colori. Un papà musicista sarebbe stato sicuramente più divertente. Uno poi con uno scivolo gonfiabile sarebbe stato il massimo…

Centoventidue

122: sono le copie vendute in circa un anno (uscì a dicembre 2009) dal mio romanzo “Ballata in sud minore”. Ovviamente sembrano pochissime, se si pensa alle tirature dei best-seller più noti, ma in realtà sono un buon risultato, se si considera che in media in Italia ogni romanzo vende 200 copie. E stiamo parlando di romanzi distribuiti, che si possono trovare, almeno per qualche giorno, tra gli scaffali delle librerie. Onore questo che il mio terzo lavoro non ha potuto avere, visto che le copie sono state vendute in larga parte tramite internet e nel corso di un paio di presentazioni fatte.
A questo punto speriamo di superare il traguardo delle 200 copie che ci farebbe rientrare in media, anche se sembra oggettivamente abbastanza irragiungibile. Nel frattempo, spero che qualcuno dei 122 acquirenti voglia inviarmi il suo parere sul romanzo, o pubblicarlo direttamente tra i commenti. Alcuni lo hanno già fatto. Perché a me interessano molto più i lettori degli acquirenti…

Un po’ di cifre

Finalmente si svolta. Il vecchio sitarello con blog allegato ha fatto il suo onesto lavoro per sei anni, adesso è arrivato il momento di cambiare. Purtroppo dblog, uno straordinario cms opensource italiano ha smesso di essere aggiornato, per cui sono passato sui ricchi lidi statunitensi di WordPress. Il risultato è sotto i vostri occhi, aspetto eventuali commenti e suggerimenti.

Nemmeno un articolo di quelli scritti in questi anni è andato perduto, anzi ho lavorato per migliorare l’integrazione tra sito e blog, per cui adesso è un unico indistinto.

Per i nostalgici, ecco le ultime statistiche scaricate il 21 febbraio dal vecchio blog, tanto per dare un’idea delle sezioni che sono piaciute di più in questi anni.

Continuerò a tenere d’occhio le vostre letture per capire cosa vi piace di più: solo che il numero di letture adesso non sarà più pubblico, per evitare l’effetto gregge. Leggete quel che vi pare, indipendentemente da quello che hanno letto gli altri.

Bentornati,
Carmine

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Tante piazze, nessun paese

Nell’ambito dell’iniziativa del Ministero per la Cultura “Ottobre, piovono libri”, il mio romanzo “Ballata in Sud Minore” verrà presentato il 15 ottobre alle ore 18 presso la Biblioteca Civica di Statte, in Via del Castello angolo Via Bengasi a Statte (Taranto).
Alla presentazione, che porta il titolo “Tante piazze, nessun paese” parteciperanno l’Assessore alla Cultura del Comune di Statte, la dottoressa Gabriela De Pace, lo scrittore tarantino Lorenzo Laporta e l’associazione culturale “Spazio Teatro” che proporrà la lettura di alcuni brani del romanzo.