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ll congegno antivecchiette

Non so se vi è mai capitato di accedere ad uno di quegli edifici dotati di controllo biometrico delle entrate. Quasi sempre si tratta di banche che, prima di farvi entrare, vi infilano in una cabina trasparente e vi chiedono cortesemente l’impronta digitale. Così, se svuotate il caveau e ammazzate le cassiere, almeno sanno subito che impronta avete. O magari hanno un sistema lombrosiano che rifiuta i clienti con le impronte riconducibili al carattere criminale.
Quale che sia l’obiettivo, questi strumenti sono fenomenali per bloccare una delle piaghe sociali di Bologna, e cioè il problema delle vecchiette salta fila. Le vecchiette si infilano ovunque, tu sollevi il braccio per indicare al panettiere lo sfilatino che ti interessa e loro pronte guadagnano spazio, si infilano nell’intercapedine e ordinano tre rosette; tu stai per chiedere un etto di prosciutto con il tuo numeretto salvafila in mano e loro, con un numeretto artefatto che conservano da decenni, ti scartano con indifferenza e ordinano 25 grammi di prosciutto non troppo salatino ma di quello buono. Contro gli accessi biometrici, le vecchiette non possono nulla: si entra uno alla volta. Per non parlare del fatto che il dito incartapecorito spesso e volentieri non viene riconosciuto dalla macchina insensibile che lo cataloga come tessuto inorganico.
 Uno alla volta, anche per chi ha lasciato le finestre aperte a casa o ha fretta perché sta per cominciare il TG4. Voglio l’accesso biometrico anche alla posta e dal medico, lo voglio subito!