Archivi categoria: Personal Edition

Un romanzo di sei parole

Vi sembra facile? Provate a scrivere un romanzo usando solo sei parole, come propone l’Espresso: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Il-tuo-romanzo-in-sei-parole/2061927&ref=hpsp

Io ne ho scritti due. Il primo è si intitola "Errore fatale":
Maledizione – bisbigliò fievolmente – pensavo fosse scarica.

Il secondo invece è "Il matrimonio":
Se mi sposi te la do

Provate!

Il pesce monnezza

Un paio di volte, l’ammetto, l’ho mangiato. Così, per cambiare, per non mangiare sempre carne.
Magari era un venerdì di quaresima, magari non avevo voglia del solito tacchino.
Ho mangiato il pangasio, il pesce-monnezza. Non a casa mia, ci mancherebbe; al self-service, durante la pausa pranzo. Immaginavo che lo proponessero perché a buon mercato, ma pensavo si trattasse di pesce d’allevamento non troppo pregiato ma neanche così male.
Il sapore non era cattivo, per carità si dimentica dopo pochi minuti, ma d’altronde mangiare in un sel-service in pausa pranzo non è certo in generale un’esperienza memorabile. Oggi una collega mi ha fatto notare che non solo non è prelibato, il pangasio, ma se mangiassi un vecchio paio di ciabatte arrosto della guardia giurata della coop probabilmente farei meglio.
Vive nei fiumi più inquinati nel mondo, sguazza nel fango di cui mantiene il sapore (ma in mensa anche i tortellini sanno di fango a volte, per cui), viene trattato chimicamente per non spappolarsi e non ha alcun valore nutritivo. Praticamente è fatto di grasso e mer%a.
Mizzica.
L’ho mangiato un paio di volte, sono ancora vivo, ma quando verrà il mio giorno, spero il più tardi possibile, so già che un po’ sarà anche colpa di quel pesce monnezza che ho ingoiato con troppa leggerezza…

PS Se volete documentarvi, basta cercare "pangasio" su google…

Che delusione l’ultimo Harry Potter!

L’ultimo romanzo di Harry Potter è stata una cocente delusione.
Non l’ho letto, beninteso. Devo ancora cominciare a leggere il quarto. Però me l’hanno già regalato. Ma appena l’ho messo in fila accanto agli altri, mi sono accorto dello scempio: la casa editrice aveva cambiato il formato. Sto parlando dell’edizione economica in inglese della Bloomsbury.
Ma perché mai? Perché farlo più basso e tracagnotto (che oltretutto mi ricorda qualcuno di poco simpatico) degli altri? Sulla mia mensola sta malissimo. Il settimo nano era muto, lui è… deforme. Largo, basso, poco maneggevole… Magari lo ristamperanno uguale agli altri nella versione deluxe in cofanetto, perché non credo proprio che facciano un cofanetto con un libro fuori serie, magari è una trovata commerciale.
Non lo so, ma ci sono rimasto male. Mancano ancora tre romanzi, ma so già che questo sgarbo dell’editore mi renderà il settimo meno piacevole degli altri.

L’ultimo arrivato

Vi è mai capitato di arrivare ad una partita di calcio a metà secondo tempo?
Oppure ad una festa quando il cibo è finito e già i primi invitati cominciano a tornare a casa?
Oppure in spiaggia, al tramonto, mentre le persone con la pelle arrossata radunano ombrelloni e teli e si preparano al rientro? Non riesco ad immaginare niente di più triste.
Meglio non assistere del tutto ad un evento, non vederlo, non conoscerne l’esistenza, che assaporare il triste sapore del finale. Tutto ciò per dire che nonostante le gengive sanguinanti, il dolore e la futura parcella del dentista, provo un po’ di compassione per il mio dente del giudizio. Il poveraccio è spuntato poco tempo fa, a trentatre anni compiuti. Oddio, non è che io pensi di morire presto: ma insomma, rispetto agli altri denti che sono lì da più di venticinque anni, lui se n’è perso di spettacolo.
I suoi fratelli sono ingialliti, devitalizzati o piombati, ed ecco che arriva lui, sgomita per conquistare spazio, mentre tutti preferiscono ignorarla.
Poveraccio, proprio un destino avverso.
 E dire che non gli ho ancora spiegato che fra qualche mese conto di tirarlo via…

Il caval donato deve essere intero!

Non sono mai stato bravo nelle raccolte punti. Ricordo ancora la meticolosa testardaggine con cui mia sorella ritagliava e incolla con precisione e cura le casette del mulino bianco necessarie a ricevere le tovaglie.
Poi hanno inventato le tesserine, e pazienza se raccolgono dati su di te, che se ne faranno mai, di punti intanto ne raccogli senza accorgertene. Però finisci per fare benzina sempre dallo stesso distributore, fai la spesa sempre allo stesso supermercato, quasi ti senti in colpa se non hai nemmeno dieci punti dal megastore di informatica. In cambio avrai qualche zainetto fuori moda o qualche buono sconto in negozi di provincia.
Ma siamo andati oltre: adesso non solo devi raccogliere i punti, ma devi metterci anche dei soldi! SI d’accordo sei un buon cliente, d’accordo hai fatto benzina da noi, però se vuoi la macchina fotografica devi aggiungerci duecento euro. Duecento euro per quello che dovrebbe essere un premio? Tenetevelo.
A caval donato non si guarda in bocca, però deve essere donato tutto intero, mica solo una coscia…
Non ricordo di aver mai mangiato su una di quelle tovaglie che mia sorella vinceva.
Dove diavolo saranno finite?

Ucciderne cento per salvarne uno

Non c’è niente di più eccitante che poter violare una regola avendo un valido motivo etico e legale che giustifica a farlo.
 Lo sanno bene certi autisti delle autoambulanze che sfrecciano a 150 all’ora sui viali cittadini, stracciando i rossi rischiando collisioni ad ogni angolo.
Capisco che c’è una vita da salvare. La citazione dell’abusata espressione maoista, rivisitata per l’occasione, si riferisce proprio a questo. Però ce ne sono altre centinaia da non perdere, quelle dei pedoni e degli altri automobilisti che per sventura si trovano a incrociare il percorso di queste freccie volanti.
Signori miei, mantenete il sangue freddo altrimenti nell’ambulanza da trasportatori diventerete trasportati…