Archivi categoria: Personal Edition

Mi piace il presepe

Sarà la mia formazione religiosa, sarà che sono meridionale, sarà che preferisco l’arte tradizionale a quella contemporanea, ma il presepe mi piace tantissimo. Simpatici gli ometti di neve con la sciarpa, per carità, anche se il proprietario della sciarpa probabilmente non è della stessa opinione. Simpatiche le renne sorridenti (sorriderebbero di meno se vedessero lo zampone e il cotechino che orna le nostre tavole per non parlare del cappotto nuovo scamosciato). Anche le candeline, così romantiche, le palline sparse, i nastrini fanno la loro bella figura, non dico di no. Però, però, sono oggettini carucci ma senz’anima, decorazioni senza personalità. Babbo Natale poi prima di riacquisire un briciolo di dignità dovrebbe togliersi il vestito imposto dallo sponsor e tornare a vestirsi di verde, come era il vero Santa Nicolaus.
Il presepe è carico di anima, quella del pastore con la pecora sulle spalle, quella del mugnaio condannato da sempre sulla montagna più lontana (per via del profilo del mulino, che dona molto romanticismo al panorama,il mugnaio è condannato a stare fuori dal borgo del presepe per editto), quella del mercante sul carretto e della lavandaia materna. E poi il fiume con i fogli d’alluminio, la neve fuori posto (Betlemme non è sulle Alpi, suvvia!) Per non parlare ovviamente della Sacra Famiglia, del bue e dell’asinello, e dei poveri Re Magi, poveri perché tenuti nascosti nella credenza fino all’Epifania e tirati fuori per poche ore di celebrità. Stanno vicino al Redentore, al centro della scena, ma il pomeriggio del 6 il presepe si smonta, e a loro tocca aspettare un altro anno.
Mi piace, il presepe.

Spesa o caccia al tesoro?

Non so se vi è mai capitato di fare la spesa all’Ipercoop Centro Lame di Bologna. Fatela, almeno una volta. Ci sono due buoni motivi. Il primo è che il rapporto tra qualità e prezzo è discreto. Il secondo è che la spesa all’Ipercoop del centro lame è più vicino all’esperienza della caccia al tesoro che del semplice acquisto. Sono due anni che la frequento, e con il tempo mi sono convinto che la posizione delle merci deve essere stabilita da una donna che ha il ciclo tre volte al mese – la qual cosa deve renderla parecchio lunatica ed irritabile – o da un uomo spostato ad una donna che ha il ciclo tre volte al mese, ancora più in collera con il mondo. Tutto cambia sempre posizione, e l’esperienza ludica è esaltante, si sgattaiola da un settore all’altro alla ricerca del bene prezioso, prendendo appunti, notando gli spostamenti furtivi dei commessi, osservando con discrezione e cercando di memorizzare tutto. Ogni tanto c’è qualche omarello col vestitino coop che ti aiuta, sembrano spaesati e confusi, spesso danno indicazioni poco chiare o sbagliate, ma lo fanno solo per non rovinarvi il piacere del gioco
Siate sempre però consapevoli che schemi, suggerimenti e appunti varranno poco: dopo un paio di giorni, cambia tutto!!!E via per nuove avvincenti cacce al tesoro…

Chi non vuole lavorare, neppure mangi.

Chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Non è uno slogan di Confindustria, neppure una frase all’americana per motivare i dipendenti. E’ la lettera di San Paolo apostolo ai Tessalonicesei, che si legge oggi in Chiesa. Paolo, si sa, è abbastanza concreto, non è un poeta come Giovanni e neanche uno storico erudito come Luca: gli hanno riferito che ci sono gruppi di cristiani che si stanno lasciando andare perché aspettano la fine del mondo che reputano vicina, e vuole spronarli a tornare alla vita quotidiana e al lavoro.
Attualizzare i testi sacri è sempre complicato e richiede competenze che (ops…) in questo momento mi mancano, ma non posso fare a meno di domandarmi cosa direbbe oggi Paolo a quelle persone che vorrebbero davvero lavorare, e magari anche a mangiare, ma che per farlo devono fare centinaia, migliaia di chilometri, e tornare a casa due volte l’anno. Migranti, emiganti, immigrati, chiamateli come volete.
Cosa gli direbbe Paolo? Probabilmente gli farebbe coraggio: se la fine del mondo non è ancora vicina, è anche e soprattutto merito loro…

Piove governo ladro

pioggiaQuand’ero piccolo la pioggia era una specie di festa, una giornata speciale diversa dalle altre. Si indossavano stivaletti di gomma pesantissimi e dai colori degni Carnevale di Rio che ci davano l’impressione di essere diventati dei piccoli Mazinga, con quel suono possente dei nostri passi, reso più divertente se ci era consentito sguazzare nelle pozzanghere. Accadeva nei casi più eclatanti addirittura di trovare qualche parente che ci attendeva fuori dalla scuola per accompagnarci in auto (io appartengo all’ultima generazione che è andata a scuola da sola e a piedi: i ragazzi di oggi vengono scortati a scuola in jeep anche se sta dietro l’isolato, tanto ci sono le magiche quattro frecce e via). Accadeva, e forse a Statte, il mio paese natio dove la pioggia è così rara da essere una specie di festa, accade ancora.
Qui a Bologna, no.
Piove da una settimana. Piove talmente tanto che il cielo è buio tutto il giorno; ogni tanto tira il respiro, esita, poi ricomincia fragorosamente a scrosciare acqua. So che durerà ancora molto, quando ci si mette può durare decine di giorni, mesi forse.
E allora l’unica soluzione per non cadere in depressione potrebbe essere quella di andare al lavoro indossando stivaletti di gomma pesantissimi e colorati come pappagali amazzonici, e magari camminare per gli uffici con i pugni chiusi e rigidi pronti a sganciare i missili perforanti o i raggi ionici.
Uhm.
Non so.

Buone ferie

Mentre tutti state preparando le valigie per le meritate vacanze estive, io sono già tornato a casa a riguardarmi con nostalgia le foto di questa estate 2004 (lo so che l’estate non è finita, ma per me l’estate è una condizione legata imprenscindibilmente alle ferie: finite le ferie, è gia cupo inverno).
Estate segnata dall’acqua, noiosa a Berlino (città meravigliosa, triste e indimenticabile: gli dedico una paginetta a parte), guastafeste a Statte (ma a mare me la sono spassata comunque), devastante e imprevedibile a Lecce (un’alluvione, in Puglia piove un terzo che nel resto d’Italia, ma la fa tutta in 3 ore).

Ho visto finalmente il terzo capitolo del Signore degli Anelli (diviso in quattro tempi quattro all’arena di Statte, vabbé che bisogna vendere la focaccia ma alla fine ero messo peggio di Gollum) e non mi ha entusiasmato. Ricorderò più volentieri la nuova cinematografia pugliese di Mio Cognato di Piva, del Miracolo di Winspeare, di Italian Sud Est dei Fluid Video Crew. Se non li avete ancora visti (NON LI AVETE ANCORA VISTI??) approfittate delle ferie per recuperarli in dvd.

Incrociamo le dita

Altro giro altra corsa. Abbiamo fatto le prime tre presentazioni di “Bello dentro, fuori meno”: a Capua, Statte e Bologna. Nella pagina eventi trovate un resoconto  di questi tre incontri, che sono stati molto belli e per certi versi emozionanti, vista la buona partecipazione di persone che, per un esordiente, non è mai scontata: anche quando tre quarti del pubblico è fatto da amici, l’altro quarto te lo sei conquistato tu. A meno che non siano lì per caso, ma insomma, un po’ di ottimismo.
Non mi resta che auspicare che chi ha acquistato il romanzo lo apprezzi, ne parli con l’amico, che ne parlerà con la moglie, che lo regalerà alla sorella, che lo presterà alla cugina, che ne comprerà una copia per il fidanzato, che lo fotocopierà, interrompendo così il circolo virtuoso. Insomma, non c’è markting più efficace del passaparola, per cui incrocio le dita, e spero che il romanzo piaccia.