Grillo, non grilletto

I politici hanno da sempre un grande obiettivo: quello di separare l’opinione pubblica, frazionarla (il caro vecchio divide et impera) e fare in modo che gli uni guardino gli altri in cagnesco gli altri senza mai cedere al rischio dell’autocritica.
E così tutta la sinistra che inveisce contro Berlusconi e tutta la destra che insulta Prodi. Ma che succede se è la sinistra che inveisce contro Prodi e la destra ad insultare Berlusconi? Che succede cioè se improvvisamente ci si rende conto che la classe politica prima che politica è soprattutto classe, e gode di privilegi inauditi? Succede che i politici tornano a premere sulla divisione, a dividere e sparpagliare un esercito d’opionione che potrebbe travolgerli.
? quello che sta succedendo con il caso Grillo: prima che di sinistra o di destra, le sue sono richieste ovvie: via i delinquenti dalla politica (delinquente: chi delinque, ho ha delitto), per esempio. Non assegniamo appalti per la costruzione di opere pubbliche a chi è stato condannato per truffa costruendo opere che sono crollate e hanno ucciso. Non mischiamo controllori e controllati. Non permettiamo a certe banche di scaricare sui consumatori le perdite di investimenti sbagliati. Non buttiamo via i soldi pensando ad un impossibile nucleare pulito quando non li abbiamo per mettere in piedi due pannelli isolari che funzionano.
E allora giù, da una parte i giornalisti lecchini prospettano foschi scenari di terrorismo, populismo, fascismo e fine della democrazia, dall’altra i giornalisti più lecchini che cercano di distrarre con il gossip, le miss e il pallone.
Che continuino a leccare, noi preferiamo restare in piedi. Pacificamente, ma da cittadini, non sudditi

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