Il giorno pi? lungo

I primi a fare casino sono sempre i piedi, da sempre la parte più proletaria e battagliera dell’organismo: alzi la mano chi si ricorda di avere avuto male negli ultimi tempi alle orecchie, alle anche o ai polmoni. Quelle sono parti sottomesse e servili, i piedi no, i piedi si lamentano e fanno male. Dicevo, i primi sono stati i piedi, a lamentarsi della scarsa frequenza con cui il sangue li riforniva di ossigeno. Tanto hanno fatto che mi sono svegliato, in effetti mi sono accorto che erano gelati, e mi sono domandato se per caso non si fossero bloccati i riscaldamenti. Ma è ancora prestissimo, posso dormire ancora, maledetti piedi, li muovo un po’ per riscaldarli senza esagerare che non voglio dormire del tutto. Un paio d’ore dopo sono in piedi, in un silenzio irreale. Sarà che da qualche tempo vivo da solo, ma un silenzio così non me lo ricordavo. Non si sente passare la maledetta macchina che pulisce le strade la mattina presto e fa più baccano di una sfilata rave, al piano di sopra non hanno ancora cominciato a spostare i mobili (o uno dei coniugi c’ha l’amante e ogni notte lo nasconde nell’armadio, o vivono tutti in divani letto che hanno bisogno di essere oliati, o vivono tutti nell’armadio, non vedo altre spiegazioni). Vado in bagno, cacchio se fa freddo se n’è accorto anche lui e protesta pigramente perché non apprezza questa boccata d’aria fresca, l’acqua calda fa una condensa che sembra un geyser
Mi avvio pigramente a fare colazione, sembra domenica mattina, che strano, ma non è che è davvero domenica e ho dormito cinque giorni di fila, apro finalmente la finestra, capisco…
M***a, nevica. Cioè, non è che nevica m***a, ma è come se lo fosse, bastano pochi centimentri a mandare in tilt la circolazione bolognese. Ci metterò due ore ad arrivare in ufficio. Sarà un lungo, lungo giorno.

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