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La scuola ai tempi del grande fratello

SuolaSe i miei genitori volevano sapere come mi era andata a scuola, me lo dovevano chiedere, e fidarsi delle mie parole. Almeno fino al giorno del colloquio con i professori. Quel giorno si sarebbero messi in coda pacificamente, selezionando con attenzione le file per evitare magari di passare il pomeriggio ad aspettare il turno, vittime della logorrea dell’insegnante di italiano, mentre gli altri raccoglievano soddisfatti i bollini del professore di disegno o musica. Alla peggio si poteva fare un salto anche dal docente di educazione fisica, giusto per dargli una pacca sulle spalle e dimostrare che lo si riteneva un essere umano come gli altri, o addirittura da quello di religione. Opzione questa indispensabile, per le famiglie come la mia, se l’insegnante era un sacerdote verso il quale sarebbe stato insostenibilmente scortese non fare una capatina.
Tutto questo trent’anni fa. Il ruolo dei genitori negli ultimi anni ne frattempo si è dilatato ed esteso come una macchia di colore troppo annacquata che, per voler coprire tutto, alla fine non colora bene niente. Tramite telefono, sms, chat, ologramma 3d del bidello (pardon, collaboratore scolastico) sappiamo se i nostri figi non sono arrivati a scuola, pronti a tracciarne la posizione con gps e ultima connessione telefonica. Giustissimo, per carità, specie per i piccolini. Ma già dopo i sedici anni questo sistema poliziesco appare abbastanza coercitivo, senza contare che ha messo in ginocchio l’economia delle gloriose sale gioco con biliardi e videogames, nonché trasformato le partite improvvisate di calcetto in piazza in raduni di ricercati pronti alla carica delle forze dell’ordine.

I voti sono online, dietro la cortina fumosa di un nome utente e password, e ci sono genitori che ci si collegano quasi quotidianamente, generando sulle cartelle temporanee del pc curiose insalate di cookies che mescolano promiscuamente scuolaviva, amazon e youporn. Se tuo figlio va male a scuola lo sai quasi in tempo reale, e c’è qualcuno che vorrebbe le telecamere per assistere in diretta alla scena e magari saccagnare l’insegnante insensibile, che non ha capito che il proprio figlio ha un quoziente intellettivo troppo alto per ricordare i sette re di Roma,

E le file per incontrare i professori appartengono ad un passato che non ritorna. Per incontrarli, bisogna prenotarsi in rete. Magari a mezzanotte, quando si attiva la procedura online che scatena mamme impazzite tra i borbottii di papà scoglionati che l’ultima volta si sono svegliati a quell’ora per vedere Schumacher in diretta.

Sono contento di essere un papà, ma porca miseria ho completamente sbagliato il periodo storico in cui diventarlo.

Mostrotica

Ormai siamo abituati al fatto che il browser tenga traccia dei siti che visitiamo, e non basta certo cancellare i dati dal nostro computer per risolvere i problemi di privacy: il nostro provider sa che probabilmente vogliamo cambiare macchina, che ci piacciono le monovolume, che ci divertono i videogiochi in flash e magari che abbiamo un debole per le donne maggiorate che si mostrano senza veli. Sono dati che non possono usare, solo la magistratura può accedervi se c’è un’inchiesta, ma insomma, sono dati che sono lì, inutile prendersi in giro con navigazioni anonime o chiavi criptate.
Ebbene, immaginate un mondo dove c’è anche un registro informatico che contiene i prodotti del nostro frigorifero, da dove per esempio si capisce che stiamo cercando di metterci a dieta visto che prendiamo barrette nutritive, ma che è uno sforzo inutile visto che abbiamo budini alla vaniglia; un mondo dove sanno cosa guardiamo in televisione, sanno che facciamo zapping quando in tivù appare quel ministro lì, e che magari abbiamo visto un film su un emittente locale di cui non saremmo orgogliosi di parlare a cena con gli amici. Se vi sembra un orizzonte lontano da grande fratello sappiate che non è così, la domotica, la scienza della casa del futuro, inserisce database, archivi e memorie ovunque.
Per scopi condivisibili, per carità, per memorizzare le nostre usanze, adattare la casa alle nostre esigenze, programmarla. Ma io non voglio che sia scritto da qualche parte che mi piace dormire con la finestra chiusa perché mi da fastidio la luce o che consumo troppa acqua quando mi lavo i denti. Saranno pure sacrosanti fatti miei, no?
Per ora sì. Per ora…