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Ma mi facci il piacere…

Voce di donna sensuale: “Complimenti, Zucchetti, per aver vinto il premio come miglior applicativo gestionale che risolve tutti problemi di qualunque azienda…Fai conoscere anche a me le tue prestazioni”?
Non è una battuta di Milly D’Abbraccio in una delle sue migliori interpretazioni, è uno spot radiofonico che avrete sentito anche voi perché lo mandano sulle radio nazionali da anni.
Lasciamo perdere il maschilismo becero, la voce sexy fuori luogo, il riferimento ammiccante banalissimo: tutta materia prima con cui un pubblicitario campa per anni. Ma come si fa ad appellare un gestionale (che magari sarà anche fantastico, non ne giudico la qualità) come applicativo che “risolve tutti i problemi di qualunque azienda”… e che è, San Gennaro?
Va bene esasperare, sottolineare, evidenziare i concetti, ma qui stiamo veramente esagerando. Vivremo pure nell’era delle mediocri utilitarie che diventano “piccoli geni” e di chi fa l’amore con uno yogurt, ma diamoci un taglio. A furia di gridare, la gente si tapperà le orecchie.
E allora, cari pubblicitari, toccherà anche a voi comprare l’applicativo Zucchetti (che tanto risolve qualunque problema di ogni azienda e fa una moka di caffé che è un capolavoro)…

La situazione

Una delle parole di maggior successo negli ultimi tempi è senza dubbio “la situazione”.
Secondo il dizionario Garazanti, la situazione è uno stato, una condizione
(trovarsi in una situazione difficile; la situazione economica di un paese; essere all’altezza della situazione); oppure il contesto in cui si opera. C’è anche un significato arcaico, antico, etimologicamente corretto, che indica posto, posizione (dal latino medievale situare, a suo volta derivazione del classico situs).
Il bello è che il successo di questa parola di recente è un miscuglio di tutti questi significati: si dice “dobbiamo organizzare la situazione” “dobbiamo predisporre una situazione luminosa” e si fa fatica a capire se ci riferisce al contesto, alla posizione, o a chissà cosa. Ho sentito dire di recente ad un tipo, di fronte ad una veduta spettacolare: “Qui c’è una bellissima situazione”.
Io ci vedevo solo un bel panorama, ma si sa, gli scrittori sono tutti un po’ miopi.

Deliri mancini…

Oggi ho sentito alla radio un canzone da cui riporto le testuali parole: "Dipinsi l’anima su tela anonima e mescolai la vodka con acqua tonica e pranzai tardi all’ora della cena e mi rivolsi al libro come una persona".
Brividi di incredulità, stupore, ribrezzo.
La domanda che sorge spontanea è: a quale libro può rivolgersi uno che delira così? All’elenco del telefono o al manuale di istruzioni del frigorifero? E soprattutto: cosa gli avrà risposto il libro?