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Non stanotte almeno, di Silvia Totò

Capita spesso di leggere romanzi di esordienti o comunque scrittori alle prime armi che a fronte di una cura maniacale per la forma e la ricerca della parola ad effetto, denotano una certa carenza nell’ossatura, nella storia da presentare.
Autori insomma che sanno scrivere, ma non hanno niente da raccontare. Nel caso invece di “Non stanotte almeno”, opera prima di Silvia Totò, si rimane spiazzati perché la situazione è diametralmente opposta. L’autrice ha infatti una bella storia da raccontare, la vicenda di una ragazza che prima di trovare il coraggio di intraprendere una storia d’amore seria deve vincere i fantasmi di un passaggio irrisolto.
La Totò è abilissima nel delineare contemporaneamente la trama principale e una serie di sottotrame efficaci, spostando continuamente il piano d’azione che confluisce verso un finale consolante ma non consolatorio. E però, di fronte ad una bella “fabula”, è l’intreccio che ogni tanto delude: l’impressione è quella di una storia scritta d’impulso alla quale una seconda riscrittura, per arricchire il lessico, rivedere alcuni passaggi bruschi e curare un po’ di più il registro avrebbe sicuramente giovato. Niente di grave, per carità; solo la storia, intensa e spontanea, sarebbe emersa in maniera più efficace, mentre adesso è un po’ spezzettata in quadretti isolati.
A questo punto, aspettiamo Silvia alla seconda prova, il potenziale c’è, occorre un po’ di sacrificio per farlo crescere…

Fiera del libro

Eccomi a documentare la prima presentazione realizzata per “Bologna l’oscura”,  alla la Fiera dei piccoli e medi editori di Roma. In fondo il primo incontro del libro con il pubblico si è avuto lì.

Una fiera a cui cerco di non mancare mai perché si ha davvero l’opportunità di incontrare lettore appassionati e curiosi, senza l’effetto Show di Torino dove talvolta si ha l’impressione che ci sia più attenzione per le poesie introspettive del cantante pop e per la raccolta di ricette della diva del reality che per quei quattro sfortunati che continuano a pensare che i libri li debbano scrivere gli scrittori.

Tra i momenti indimenticabili, quello della signora di mezza età che dopo aver comprato una copia del libro, è tornata dopo un’oretta con alcune omiche che ne volevano una copia a patto che facessi anche a loro una bella dedica. Questo si chiama viral marketing!

Fiera del libro di Roma
Eccomi con l'editore Raffaele Calafiore, nel momento sempre piaceviole delle dediche e mentre mostro il mio profilo di 32enne sfatto

La situazione

Una delle parole di maggior successo negli ultimi tempi è senza dubbio “la situazione”.
Secondo il dizionario Garazanti, la situazione è uno stato, una condizione
(trovarsi in una situazione difficile; la situazione economica di un paese; essere all’altezza della situazione); oppure il contesto in cui si opera. C’è anche un significato arcaico, antico, etimologicamente corretto, che indica posto, posizione (dal latino medievale situare, a suo volta derivazione del classico situs).
Il bello è che il successo di questa parola di recente è un miscuglio di tutti questi significati: si dice “dobbiamo organizzare la situazione” “dobbiamo predisporre una situazione luminosa” e si fa fatica a capire se ci riferisce al contesto, alla posizione, o a chissà cosa. Ho sentito dire di recente ad un tipo, di fronte ad una veduta spettacolare: “Qui c’è una bellissima situazione”.
Io ci vedevo solo un bel panorama, ma si sa, gli scrittori sono tutti un po’ miopi.